La proposta

ART 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale

anche nei confronti delle generazioni future. Promuove le condizioni per uno sviluppo sostenibile.

ART 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Riconosce e garantisce la tutela dell’ambiente come diritto fondamentale.

I tre obiettivi

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Equità fra generazioni

Le scel­te com­piu­te da chi c’è “qui ed ora” pos­so­no ren­de­re impos­si­bi­le la vita a chi ver­rà doma­ni, e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co ne è solo l’esempio più lam­pan­te.

Ma pur­trop­po chi vivrà doma­ni non può seder­si al tavo­lo del “con­trat­to socia­le” per far vale­re i pro­pri inte­res­si.
Le gene­ra­zio­ni futu­re sono costret­te a subi­re gli effet­ti di scel­te poli­ti­che fat­te ades­so, sul­la base dell’opinione pub­bli­ca di ades­so, e su cui non han­no voce in capi­to­lo.

In Italia questo squilibrio ha portato a risultati drammatici.

  • Debi­to pub­bli­co altis­si­mo
  • spe­se in istru­zio­ne scar­sis­si­me
  • rega­li elet­to­ra­li al posto degli inve­sti­men­ti
  • nes­sun soste­gno al lavo­ro fem­mi­ni­le
  • deva­sta­zio­ni ambien­ta­li

Que­sta è sta­ta la mone­ta con cui i poli­ti­ci si sono com­pra­ti – e con­ti­nua­no a com­prar­si — il con­sen­so del­le gene­ra­zio­ni più affol­la­te e bene­stan­ti.

Moti­vo per cui oggi in Ita­lia un pove­ro su due ha meno di 35 anni. Moti­vo per cui, rispet­to al 1990, il red­di­to medio di una fami­glia con capo­fa­mi­glia sot­to i 35 anni è cala­to del 60%, men­tre quel­lo di una fami­glia con capo­fa­mi­glia sopra i 60 anni è cre­sciu­to di altret­tan­to.
La sto­ria ita­lia­na, insom­ma, con­ti­nua ad esse­re un film con una gene­ra­zio­ne pro­ta­go­ni­sta e le altre ridot­te a com­par­se.

Ecco perché è necessario introdurre l’equità fra generazioni nella Carta costituzionale.  

Un inter­ven­to che non è solo sim­bo­li­co, ma ha con­se­guen­ze con­cre­tis­si­me: può osta­co­la­re le mano­vre finan­zia­rie mio­pi, l’indebitamento irre­spon­sa­bi­le, le “clau­so­le” che sca­ri­ca­no nuo­ve tas­se sugli anni a veni­re per lavar­se­ne le mani, i tagli all’istruzione, gli appal­ti pri­vi di ade­gua­ti cri­te­ri ambien­ta­li, e qual­sia­si altro ten­ta­ti­vo di ipo­te­ca­re il futu­ro per fare favo­ri a chic­ches­sia nel pre­sen­te.

Per met­te­re in pra­ti­ca que­sto prin­ci­pio teo­ri­co biso­gne­rà for­ma­re un’apposita Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re che esa­mi­ni alla luce di que­sto cri­te­rio le leg­gi di vol­ta in vol­ta discus­se dal­le Came­re, a par­ti­re dal­la leg­ge di bilan­cio.

Non è nul­la di tra­scen­den­ta­le: l’ASVIS svol­ge già infor­mal­men­te da anni que­sto pre­zio­so ser­vi­zio.

For­se non baste­rà que­sta rifor­ma per por­ta­re intor­no al tavo­lo del­le trat­ta­ti­ve del “con­trat­to socia­le” anche per­so­ne che anco­ra non esi­sto­no. Ma sarà il pri­mo pas­so ver­so la costru­zio­ne di uno Sta­to moder­no e all’altezza del nostro tem­po. Fino a ieri l’equità si eser­ci­ta­va solo “in ver­ti­ca­le”, fra le per­so­ne che vive­va­no in un uni­co pun­to del tem­po:  oggi è neces­sa­rio eser­ci­tar­la anche “in oriz­zon­ta­le”, pre­oc­cu­pan­do­ci di garan­ti­re anche i dirit­ti di chi vivrà in futu­ro.

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È dal 1972 che cir­co­la l’espressione “svi­lup­po soste­ni­bi­le”. Ma nel dibat­ti­to pub­bli­co di deci­ne di Pae­si è entra­ta sol­tan­to da tre anni, cioè da quan­do le Nazio­ni Uni­te han­no dira­ma­to l’Agenda 2030.

Si trat­ta di un docu­men­to che pro­po­ne a cia­scu­no dei 193 Sta­ti di impe­gnar­si a rive­de­re il suo model­lo di svi­lup­po sot­to i tre gran­di pro­fi­li del­la soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le, del­la soste­ni­bi­li­tà socia­le e del­la soste­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca.

Che cosa significa?

Che se un Pae­se vuo­le far cre­sce­re il suo pro­dot­to inter­no lor­do, i suoi con­su­mi e il benes­se­re dei suoi cit­ta­di­ni, deve sta­re atten­to a non far­lo attra­ver­so mez­zi che poi com­pro­met­te­ran­no sul lun­go perio­do quel­lo stes­so benes­se­re.

Tra que­sti mez­zi, ad esem­pio, c’è la distru­zio­ne del capi­ta­le natu­ra­le (come nel caso del con­su­mo di suo­lo o dell’inquinamento del­le acque), la cor­ru­zio­ne, la con­cen­tra­zio­ne dei pro­fit­ti nel­le mani di una mino­ran­za, la dipen­den­za dal­le fon­ti fos­si­li. Ma ci sono anche gli scar­si inve­sti­men­ti in istru­zio­ne e la man­ca­ta valo­riz­za­zio­ne del lavo­ro fem­mi­ni­le: erro­ri, insom­ma, che pri­ma o poi pre­sen­ta­no sem­pre il con­to da paga­re, minan­do la com­pe­ti­ti­vi­tà di ogni Pae­se che li abbia com­mes­si.

Come fare, allora, ad adottare un modello di sviluppo sostenibile?

L’Agenda 2030 elen­ca 17 obiet­ti­vi, lega­ti a 169 tra­guar­di da rag­giun­ge­re, e rag­grup­pa­ti  in cin­que aree, chia­ma­te per como­di­tà “le cin­que P” dal nome del­la loro ini­zia­le, e sono:

  • Le Per­so­ne — eli­mi­na­re fame e pover­tà in tut­te le for­me e garan­ti­re digni­tà e ugua­glian­za;
  • La Pro­spe­ri­tà - garan­ti­re vite pro­spe­re e pie­ne in armo­nia con la natu­ra;
  • La Pace - pro­muo­ve­re socie­tà paci­fi­che, giu­ste e inclu­si­ve;
  • Le Part­ner­ship — imple­men­ta­re l’agenda attra­ver­so soli­de col­la­bo­ra­zio­ni fra Sta­ti;
  • Il Pia­ne­ta - pro­teg­ge­re le risor­se natu­ra­li e il cli­ma del pia­ne­ta per le gene­ra­zio­ni futu­re.

Sul­la scia dell’Unione Euro­pea, che è sta­ta la gran­de ispi­ra­tri­ce dell’Agenda 2030 e l’istituzione più deter­mi­na­ta nell’attuarla, anche l’Italia si è dota­ta di una stra­te­gia nazio­na­le per lo svi­lup­po soste­ni­bi­le.

È abbastanza? Purtroppo no.

L’Istat, ad esem­pio, ha da poco cer­ti­fi­ca­to che abbia­mo tut­to­ra note­vo­li lacu­ne da col­ma­re sui 17 para­me­tri. Quan­do il nostro gover­no ha alle­ga­to all’ultimo DEF (Docu­men­to Eco­no­mia e Finan­za) la valu­ta­zio­ne dell’impatto sul BES (Benes­se­re Equo e Soste­ni­bi­le), l’ha fat­to sul­la base di vec­chie sti­me ormai bru­tal­men­te smen­ti­te dai fat­ti.
Ci ser­ve un cam­bio di mar­cia, e ci ser­ve al più pre­sto.

Ecco perché è necessario introdurre lo sviluppo sostenibile nella Carta Costituzionale.

Intro­dur­lo nel­la Car­ta, ma non per far­lo resta­re sul­la car­ta: que­sta rifor­ma, infat­ti, per­met­te­rà all’Italia di dotar­si di nuo­vi stru­men­ti di con­trol­lo sull’effettiva soste­ni­bi­li­tà del­le leg­gi, dal sem­pli­ce ricor­so alla Con­sul­ta alla for­ma­zio­ne di un’apposita Com­mis­sio­ne in Par­la­men­to.

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Difesa dell’ambiente

Negli ultimi quarant’anni la Terra ha perso metà delle sue specie animali.

  • Ha per­so metà del­le for­me di vita che abi­ta­va­no gli ocea­ni.
  • Ha per­so una quan­ti­tà di fore­ste per un’estensione pari a quel­la dell’Europa.
  • Ha visto ridur­si del 50% i ghiac­ci arti­ci e anco­ra di più quel­li di alta quo­ta.
  • Ha subì­to la deser­ti­fi­ca­zio­ne di una fascia di ter­ri­to­rio immen­sa, che toc­ca qua­si tut­te le regio­ni da cui scap­pa un alto nume­ro di pro­fu­ghi: Sene­gal, Nige­ria, Sudan, Cor­no d’Africa, Siria, nord del sub­con­ti­nen­te india­no.
  • Ha assi­sti­to a even­ti cli­ma­ti­ci estre­mi , resi pos­si­bi­li da una con­cen­tra­zio­ne di ener­gia negli ocea­ni sen­za pre­ce­den­ti: pen­sia­mo alle recen­ti inon­da­zio­ni in Mozam­bi­co e in Ban­gla­desh.
  • Si è ritro­va­ta 250.000 ton­nel­la­te di pla­sti­ca che gal­leg­gia­no sul pelo dell’acqua, per non par­la­re di quel­la disper­sa in pro­fon­di­tà e del­le micro­pla­sti­che.
  • E le emis­sio­ni di gas ser­ra, la defo­re­sta­zio­ne, lo sver­sa­men­to dei rifiu­ti, l’uso irra­zio­na­le dell’acqua e il con­su­mo di suo­lo non accen­na­no a dimi­nui­re, nono­stan­te il sus­se­guir­si ritua­le del­le Rio, del­le Kyo­to, del­le Pari­gi, del­le Kato­vi­ce.

Le pro­ie­zio­ni dell’IPCC ci dico­no che, se non ridur­re­mo dra­sti­ca­men­te tali atti­vi­tà entro il 2030, non riu­sci­re­mo ad impe­di­re che scat­ti la “retroa­zio­ne posi­ti­va” nei ghiac­ci pola­ri e nel­le fore­ste equa­to­ria­li, ossia lo scio­gli­men­to auto­ma­ti­co dei pri­mi e la com­bu­stio­ne auto­ma­ti­ca del­le secon­de, anche sen­za nes­sun inter­ven­to uma­no.

Il pia­ne­ta per­de­rà così le ulti­me bar­rie­re che impe­di­va­no il suo sur­ri­scal­da­men­to.

Sappiamo che a quel punto le temperature potranno aumentare in pochi decenni fino a +6° rispetto all’era preindustriale. L’ultima volta che si è registrato un simile calore, è avvenuta un’estinzione di massa.

In Ita­lia ci sen­tia­mo anco­ra per­lo­più immu­ni da que­sti pro­ble­mi, ma poco alla vol­ta stan­no entran­do anche nel­la nostra vita quo­ti­dia­na. Le sta­gio­ni sem­pre più cal­de met­to­no a dura pro­va la nostra agri­col­tu­ra e ren­do­no la vita dif­fi­ci­le ai nostri anzia­ni.  Il riti­ro dei ghiac­ci alpi­ni e l’inquinamento dei mari dan­neg­gia­no fio­ren­ti atti­vi­tà eco­no­mi­che. I sus­si­di alle fon­ti fos­si­li pesa­no come un maci­gno sui nostri bilan­ci pub­bli­ci.

 

La difesa dell’ambiente è ormai una necessità.

Impo­sta­re un nuo­vo rap­por­to fra l’uomo e la natu­ra è la sfi­da del nostro tem­po.
Que­sto non vuol dire solo ridur­re l’inquinamento, ma anche “lasciar respi­ra­re” la natu­ra con del­le aree pro­tet­te più este­se, più finan­zia­te e meglio ammi­ni­stra­te.

Le rea­zio­ni uffi­cia­li del gover­no ita­lia­no sono sta­te timi­de. La pro­po­sta di PNIEC (Pia­no Nazio­na­le Inte­gra­to per l’Energia e il Cli­ma), ad esem­pio, non ha affron­ta­to con la dovu­ta riso­lu­tez­za né il rin­no­va­men­to del par­co edi­fi­ci né quel­lo del par­co tra­spor­ti, vale a dire gli inter­ven­ti con­tro l’inquinamento che toc­che­reb­be­ro più da vici­no la quo­ti­dia­ni­tà degli ita­lia­ni, ma che pro­prio per que­sto sareb­be­ro più effi­ca­ci.

Ecco per­ché è neces­sa­rio intro­dur­re la tute­la dell’ambiente, non più solo “del pae­sag­gio”, nel­la Car­ta costi­tu­zio­na­le.

Noi siamo già in campo per farlo.

Tempistiche

28 mar­zo 2019 -> 6 otto­bre 2019

La proposta è stata depositata in cassazione il 28 marzo 2019.

La proposta è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.75 il 29 marzo.

I primi moduli sono stati vidimati alla Corte d’Appello di Firenze il 6 aprile.

La prima firma, quella del sindaco fiorentino Dario Nardella, è arrivata il 7 aprile.

La conferenza stampa di lancio alla Camera dei Deputati si è tenuta l’11 aprile.

I primi banchetti pubblici di raccolta firme sono stati aperti il 19 aprile, in concomitanza con la visita in Italia di Greta Thunberg.

La raccolta si chiuderà il 6 ottobre 2019.