Sviluppo sostenibile, a che punto è l’Europa (e l’Italia)?

Maggio 21, 2019

In apertura del Festival dello sviluppo sostenibile, AsviS traccia l’evoluzione dell’Unione europea e dei suoi 28 Stati membri rispetto al raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals dell’ONU

obiettivi sviluppo sostenibile

Alimentazione, salute, energia, economia circolare, climate change ed ecosistemi terrestri: i 6 indici di sviluppo sostenibile su cui il Belpaese ha un buon punteggio

A che punto è il percorso dell’Europa, e dell’Italia in particolare, verso lo sviluppo sostenibile? Quanto lontano sono i ventotto dagli obiettivi energetici, sanitari, economici, climatici e di uguaglianza fissati per il 2030? A rispondere non poteva essere che ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. L’ente ha inaugurato stamane l’apertura del Festival dello sviluppo sostenibile con un eveneto internazionale dedicato ai progressi europei sul fronte del 17 Sustainable Development Goals – SDGs.

Per capire di cosa si tratta è necessario fare un passo indietro, fino all’agosto del 2015 quando i 193 stati membri delle Nazioni Unite si ritrovarono a New York per dare un seguito agli otto target di Sviluppo del Millennio, allora prossimi alla scadenza. Quello che allora uscì dal Palazzo di Vetro non fu solo un rimaneggiamento dei vecchi obiettivi ma una vera e propria agenda “per trasformare il mondo”. Frutto di un processo negoziale di oltre due anni, a cui ha preso parte anche la società civile, la “2030 Agenda for Sustainable Development” ha definito 17 nuovi obiettivi (o SDGS per chiamarli con l’acronimo inglese) per la fine del prossimo decennio, finalizzati a sradicare la povertà, promuovere la prosperità e il benessere, nel pieno rispetto dell’ambiente.

Cosa è cambiato, dunque, in Europa a quasi quattro anni di distanza dall’accordo newyorkese?

Luci e ombre sui 17 SDGs dell’UE

Il quadro dipinto da ASviS mostra un panorama fatto di chiaroscuri che, come sottolinea Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza lo dovrebbe “far attentamente riflettere i leader europei”. È un dato di fatto che l’Unione Europea sia oggi l’area geopolitica con la migliore qualità della vita al mondo, ma sul fronte della sostenibilità economica, sociale e ambientale la strada è stata percorsa solo a metà. “Se tra il 2010 e il 2017 l’Unione ha visto miglioramenti in molti campi, temi quali la lotta alle disuguaglianze e al cambiamento climatico, – afferma Giovannini – l’innovazione e la buona occupazione richiedono azioni urgenti e più incisive”.

In particolare dallo studio emerge come gli indicatori relativi ai Goal 7 (Energia pulita e accessibile), Goal 9(Imprese, innovazione e infrastrutture), Goal 12 (Consumo e produzioni responsabili), Goal 13 (Lotta contro il cambiamento climatico), Goal 15 (Vita sulla terra) e Goal 17 (Partnership per gli Obiettivi) non abbiano registrato alcun miglioramento a livello comunitario dal 2016 al 2017.

L’aspetto che più preoccupa però è la mancanza di unità fra le varie nazioni in termini di sviluppo sostenibile. “Le differenze tra Stati membri appaiono molto forti – aggiunge il portavoce ASviS – il che non solo spiega le differenti percezioni sullo stato dell’Europa tra opinioni pubbliche nazionali, ma mette a rischio la coesione politica dell’UE”.

Lo sviluppo sostenibile in Italia

L’Italia è una buona cartina tornasole di questo fenomeno. In nove casi il Belpaese ha conseguito nel 2017 risultati peggiori rispetto alla media europea, vale a dire su povertà, istruzione, lavoro, innovazione, disuguaglianze, città, ecosistemi marini, governance e partnershipCi si avvicina alla media europea solo sulla parità di genere, mentre nei restanti sei casi (alimentazione, salute, energia, circular economy, climate change ed ecosistemi terrestripossiamo vantare una condizione migliore.

Questi dati – conclude Giovannini – costituiscono un quadro di riferimento ineludibile per chi sarà chiamato a guidare le istituzioni europee dopo le elezioni e mostrano le aree che richiedono interventi immediati, così da assicurare la sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale dell’Unione europea”.

Articolo da Rinnovabili.it

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