Verso una fiscalità ecologica

Agosto 28, 2019

di Michele Governatori
Responsabile Energia e Concorrenza di +Europa

Quali sono alcune rilevanti, se non le principali sfide sociali ed economiche con cui ci stiamo confrontando?

  • La necessità di investimenti pubblici, soprattutto in istruzione, giustizia, ambiente
  • L’emergenza sanitaria delle circa 80 mila morti premature all’anno per inquinamento (secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente) soprattutto da polveri sottili e ossidi d’azoto, in primis nei centri urbani della val Padana (solo Italia e Polonia in Europa hanno numeri così spaventosi)
  • La povertà e la stagnazione economica.

Esiste una famiglia di strumenti in grado di avere effetti generalmente positivi su tutte queste questioni: unarevisione della fiscalità con le seguenti caratteristiche di massima:
Colpire meno la produzione di reddito e più i consumi (l’Italia – che ha tasse generalmente alte per chi le paga – è piuttosto sbilanciata sui redditi) e disincentivare consumi o attività dannosi all’ambiente, e cioè che contribuiscono:

  • Al depauperamento della qualità dell’ambiente il cui degrado genera anche costi sanitari
  • Al consumo irrazionale di capitale ambientale pubblico (alla cui disponibilità anche le prossime generazioni hanno diritto)
  • Ai cambiamenti climatici (tramite emissione di gas a effetto-serra).

Una simile trasformazione non riguarderebbe solo una modifica alle aliquote esistenti delle varie imposte, ma anche una revisione della spesa fiscale, cioè del sistema delle esenzioni a tutte le imposte, che in Italia è così vasto che una riduzione-shock delle imposte sui redditi per tutti potrebbe finanziarsi esclusivamente con tagli a regimi di favore per alcuni.
Una riforma del genere è tanto più urgente quanto più inadeguato è il sistema fiscale (e parafiscale, che comprende la parte regolata delle bollette dell’energia) rispetto agli obiettivi. Ce lo ricorda la nuova edizione del Catalogo dei sussidi rilevanti per l’ambiente del Ministero dell’Ambiente, che quantifica i sussidi pubblici dannosi all’ambiente in oltre 19 miliardi/anno, mentre quelli favorevoli ammontano a 15.

Si tratta di un programma facile da realizzare? No, soprattutto non per i politici degli slogan e delle brevi vedute.
Mettere le mani sul fisco significa produrre effetti distributivi anche importanti, e nel breve periodo c’è chi, pur a fronte di un vantaggio complessivo, ci perde. E le categorie, anche piccole, che vengono immediatamente danneggiate sono tipicamente più interessate a farsi sentire e competenti sulla questione che le tocca di quanto lo sia l’opinione pubblica nel suo complesso.
Per ridurre le rendite dannose servono politici bravi, di lunghe vedute e capaci di ottenere consenso comunicando il senso del progetto e utilizzando sistemi di salvaguardia temporanei.

Maggiori dettagli su https://derrickenergia.blogspot.com/2019/07/seconda-edizione-catalogo-minambiente.html

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